I miei genitori ci tenevano tantissimo che noi figlie studiassimo.
Sia la Tiziana che io siamo sempre state molto brave a scuola e nessuno avrebbe mai potuto immagiinare che alla terza liceo scientifico io mollassi tutto per essere indipendente e quindi lasciare la scuola e trovare lavoro.
Ogni persona con cui parlavo mi diceva: " Nico, te ne pentirai amaramente. Lavorare è dura, non è una passeggiata. Ti conviene studiare così magari troverai più avanti l'occupazione che più ti piace."
Inutile dire che non c'è stato verso, io volevo essere indipendente per poter andare via di casa e così feci.
I miei si trasferirono a Bologna e io volevo tornare a Colle.
La Tizia si iscrisse all'ultimo anno di magistrali, nonostante avesse fatto lo scientifico, per poter avere il diploma di maestra, che le permettesse di trovare presto un lavoro mentre studiava all'Università.
Tutte noi siamo cresciute con una gran fretta di mantenerci da sole. Anche perchè il babbo, come si suol dire, ci metteva del suo...
In casa nostra si è sempre sentito parlare di soldi e in particolare della loro mancanza.
Sin dall'infanzia abbiamo assistito a quotidiane discussioni sui debiti e per le manie di grandezza di nostro padre che spendeva e investiva in attività di ogni genere. Ben presto, anche se solo istintivamente, abbiamo imparato che questi debiti fossero una sciagura e che bisognava lottare duramente per starne alla larga.
Tutto ciò ha inciso non poco sulla formazione del nostro carattere e sulle scelte di vita.
Appena trasferitisi a Bologna, Natascia fu iscritta alla prima elementare. Io lasciai tutti e tornai in Toscana.
Alloggiavo alla Radio (Ophelia), dove conducevo almeno 4 trasmissioni: una per i bambini, con lettura ed interpretazione racconti e favole, una sul cinema, un'altra sulla condizione femminile e un'altra ancora musicale.
Ero entusiasta , mi piaceva troppo dormire in mezzo a centinaia di dischi che avevano fatto la storia della musica.
La partecipazione alla radio mi faceva sentire privilegiata, poter stare insieme ai compagni politicamente impegnati
Io ero forse la più piccola ed ero incantata. Ascoltavo i più grandi con enorme ammirazione.
Imparavo, ed era come studiare musica, politica e sociologia.
Volevamo un mondo migliore, ci credevamo e per questo lottavamo.
Il mio primissimo contatto col mondo del lavoro fu a casa di una signora che aveva bisogno di una baby sitter per i suoi due (!) bambini, uno aveva circa 9 mesi e l'altro 2 anni e mezzo e io 16...Lavoravo quattro ore al giorno per una paga complessiva di 5000 lire.
Più che "iniziazione" al mondo lavorativo fu la scusa per poter dire "Sono indipendente e vado via di casa".
Da premettere che i miei erano giovani, di sinistra e di vedute aperte e la mia mamma, non avendo goduto di niente durante la sua infanzia e adolescenza, ci concedeva tutto e la libertà di noi figlie è stata difesa come il valore più grande.
Apparentemente il babbo sembrava il più aperto, ma in realtà la mamma, per far sì che noi vivessimo serenamente la nostra adolescenza, ha dovuto lottare non poco.
Ma a me non bastava.
Io volevo andare via di casa perchè non volevo dover chiedere se e cosa potevo fare.
Quando i miei si trasferirono a Bologna, con la "scusa" che avendo lasciato la scuola facevo più fatica ad inserirmi in una città nuova, dove non conoscevo nessuno, insistetti così tanto per poter tornare libera giovane fricchettoncella alla mia radio, a Colle, dai miei amici e da Dani, finchè la mamma esasperata non disse :" Se trovi un lavoro e un posto dove stare anche se sei ancora minorenne, puoi tornare a Colle. Non ti posso legare in casa". E con tutta l'incoscienza della mia giovanissima età me ne andai via, tranquilla, senza pensare che la mamma, per questa mia imposizione, più che scelta, soffrisse tantissimo.
E fu così che trovai il mio primo lavoretto come baby sitter.
La prima impressione, devo dire, che non fu molto positiva e pensai " Se questo è il lavoro allora è una gran fregatura, vuoi vedere che hanno ragione tutti quelli che mi dicono che mi pentirò amaramente di aver lasciato la scuola?"
contiunua...